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Sai che... voti da ridere

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Aveva promesso di costruire un vulcano da utilizzare anche come inceneritore, il porto mercantile più grande d’Europa, una base spaziale, l’abolizione della morte e la distribuzione gratuita di viagra agli ultracinquantenni, eppure Stefano Torre non ce l’ha fatta ad essere eletto sindaco di Piacenza. Ci dispiace non averlo incontrato: avremmo voluto chiedergli cosa avrebbe fatto per la trasparenza: un nuovo municipio tutto di cristallo? Lanciato tutti i corrotti su Marte, utilizzando le astronavi del suo amico Vladimir Putin? Non lo sapremo mai. Nonostante il mancato confronto con il candidato visionario, ne abbiamo comunque viste (e, soprattutto, sentite) di tutti i colori.

Un giorno, un candidato ci ha telefonato per chiederci una cortesia: “Non sono pratico di internet: mandatemi i moduli cartacei per aderire alla vostra campagna, ve li compilo e ve li spedisco per posta ordinaria”. A fatica siamo riusciti a convincerlo a mettersi davanti a un computer e lo abbiamo guidato passo passo. “Posso caricare una foto qualsiasi?”, ci ha chiesto, infine. “Certo!”, gli abbiamo risposto, senza immaginare che, al posto del suo volto, avrebbe caricato la foto di un documento. Il suo principale competitor, invece, ci ha stoppato: “Alt, alt, alt! Io la trasparenza non so nemmeno che cosa sia: peso 120 chili”. E via con una raffica di battute che ci ha piegati dalle risate. Quanto a simpatia, ha vinto lui. 

È sui finanziamenti elettorali che la fantasia degli aspiranti sindaco si è davvero sbizzarrita: alcuni hanno allegato una pagina bianca, altri hanno riportato il link a pagine inesistenti o che con i dati dei contributi ricevuti c’entravano poco o nulla (un candidato ha persino indicato il link di un plesso scolastico). A Palermo, un candidato ha riportato il link al video di un “aperitivo elettorale” su YouTube. Un altro, portabandiera di un piccolo partito cattolico, ha dato la sua disponibilità a fornirci la lista dei suoi finanziatori, ma a patto di oscurare il nome di “una signora che mi ha dato 3000 euro: sa com’è, se lo scopre il marito son guai”. Giustamente, bisogna proteggere i “valori” della famiglia. Un altro ha protestato: “Scusate, mica posso scrivere che l’imprenditore X mi ha finanziato! Lui non vuole che si sappia, perché credo che abbia pagato anche altri e non voglia essere scoperto”. Ritornello ascoltato molte volte, a Nord come al Sud: “Io li pubblicherei, ma quelli che mi hanno dato dei contributi preferiscono restare anonimi”. “Nessun problema: non metta la spunta sull’impegno a comunicarci i dati sui finanziamenti, non è obbligato a farlo”. “Eh, ma se non lo faccio sembra brutto, pare che sia io a non volerlo far sapere. Come possiamo fare? Posso accettare comunque, anche se non vi do i dati? O magari ve ne do soltanto alcuni...”. Lui, almeno, ce l’ha chiesto: 70 candidati su 115 che avevano preso questo impegno, invece, lo hanno disatteso senza tanti scrupoli. Cominciamo bene.

 

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