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Comune che vai, candidati che trovi. Cosa è successo a Sai Chi Voti 2016

 

La prima edizioni di Sai Chi Voti, che ci ha visti impegnati a portare trasparenza nelle amministrazioni di 30 comuni al voto l’anno scorso, è stata davvero l’occasione per conoscere meglio i volti e le storie di chi ha deciso di candidarsi a primo cittadino.

Le richieste dell’anno scorso le conoscete: pubblicare curriculum, dati sul proprio status giudiziario ed eventuali conflitti di interessi, e l’impegno (facoltativo) ad introdurre meccanismi di audizione pubblica per la nomina dei vertici delle società partecipate dal Comune (le richieste della campagna di quest’anno si trovano qui).

Abbiamo raccolto in un nuovo report i dati sui candidati che hanno aderito a Sai Chi Voti 2016: non l’abbiamo fatto per voyeurismo, ma per poterne dare una valutazione di tipo qualitativo, in base agli indici che, nella nostra opinione, possono fare la differenza nella gestione della cosa pubblica.

 

 

Per esempio, abbiamo scoperto che il 63% dei candidati sindaco 2016 aveva avuto un passato in politica, più o meno lungo. Per contro, dunque, il 37% e quindi più di un terzo dei candidati complessivi era alla sua prima esperienza. A quanto serve, secondo voi, avere esperienza politica pregressa per gestire la cosa pubblica a livello locale, nel proprio Comune? Noi non abbiamo la risposta, ma certamente il fatto che più di un terzo sia stato alle prime armi spinge ad interrogarsi su quale tipo di competenza sia la più adatta per essere un buon amministratore locale.

Ci sono poi i dati di genere, in cui le donne risultano in numero inferiore in quanto a candidature complessive sul territorio nazionale (solo poco più del 13% dei candidati sindaco nei 30 comuni monitorati era di sesso femminile), ma ben più pronte a sottoscrivere le nostre richieste di trasparenza e aderire alla campagna: fra gli aderenti, le donne sono state più del doppio rispetto agli uomini (il 68% dei candidati che ha aderito era donna). Forse le donne in politica sono ancora poche, ma quando si fanno avanti, sembra che siano più sensibili ai temi di trasparenza e corretta amministrazione.

Interessante il dato sui conflitti di interesse, problema centrale nel nostro paese per una efficace lotta alla corruzione: 1 candidato su 4 ha dichiarato un qualche conflitto di interessi con il Comune che aspirava ad amministrare, vuoi riguardanti la detenzioni di pacchetti azionari o quote societarie, vuoi riguardanti eventuali ruoli gestori in enti o associazioni no profit. Cosa ci dice questo dato? Sicuramente, ci dice in primo luogo che dichiarazioni di questo tipo sono cruciali per ottenere trasparenza (prima e dopo il voto), e dovrebbero dunque essere messe a sistema e non solo affidate alle buone pratiche della società civile come la nostra campagna Sai Chi Voti. Già l’anno scorso ci siamo appellati a tutte le forze politiche perché rendano prassi quanto da noi richiesto. Lo ribadiamo anche quest’anno, a partire proprio dalla lettura della realtà: in assenza di Sai Chi Voti, come avrebbero potuto emergere quei conflitti di interesse? senza il nostro portale che ha obbligato i candidati a “scoprirsi”, come  gli elettori avrebbero potuto ottenere la trasparenza necessaria a dare consapevolmente il proprio voto a qualcuno?

Tutti i dati sui volti della campagna si trovano nel report e settimana prossima pubblicheremo ulteriori approfondimenti sulla (breve) storia delle audizioni pubbliche in Italia, un altro successo introdotto in Italia da Sai Chi Voti 2016. Per quest’anno, auguriamo una sana competizione elettorale ai candidati sindaco 2017, sperando che vogliano tutti aderire alla nostra campagna perché credono veramente alla trasparenza, e non solo per tornaconto politico.

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