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Quando rendersi trasparenti è una richiesta scomoda

reati ambientali

Sapevamo che qualche candidato aveva scheletri nell’armadio, e il nostro obiettivo era proprio quello di aprire l’armadio. Le domande rivolte da Sai chi voti agli aspiranti sindaco non sono state scelte a caso: ci siamo proposti di rendere di dominio pubblico fatti e circostanze sui quali le campagne elettorali tacciono. Ottenere che siano gli stessi candidati sindaco, in persona, ad acconsentire a farsi fare una radiografia: se non hanno nulla da nascondere, come dichiarano in campagna elettorale, dove sta il problema?

Il problema sta nel fatto che qualcuno di questi politici qualcosa da nascondere ce l’ha. Abbiamo appreso ieri sulla stampa che Nando Marino, il candidato al ballottaggio per diventare primo cittadino a Brindisi, nel 2013 ha ricevuto una condanna a 4 mesi di arresto, con sospensione condizionale, emessa dalla Corte di Cassazione per reati ambientali. Una condanna che pesa molto, in una terra dove il problema ambientale è una costante emergenza.

Leggiamo, peraltro, che il candidato Marino ha mentito ai brindisini durante la campagna elettorale, dichiarando di non avere ricevuto alcuna condanna e di avere dunque una fedina penale pulita.

Non ci ha stupito, dunque, il fatto che l’aspirante sindaco, nonostante i nostri ripetuti inviti ad aderire a Sai chi voti, non lo abbia voluto fare. Già mentire ai propri elettori è una circostanza molto grave. Farlo su una piattaforma indipendente come la nostra, impegnandosi per una trasparenza che non sarebbe stato possibile assicurare, sarebbe stato inaccettabile.

Cosa è peggio? Avere ricevuto una condanna in sede penale, e ciò nonostante aspirare ad amministrare la città, oppure avere mentito ai propri elettori, e ciò nonostante aspirare ad amministrare la città? Questa è una valutazione che spetterà ai brindisini domenica prossima.

Noi possiamo solo registrare il fatto che il candidato Nando Marino è stato invitato più volte ad aderire alla nostra campagna. Non ci ha mai voluto dire perché non intendeva aderire. Ma ora sappiamo che non lo voleva fare perché la trasparenza, forse, non è uno dei suoi cavalli di battaglia.  

 

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